lunedì 28 settembre 2015

BINARIO ZERO:APPUNTI PER RACCONTARE UNA BELLA INIZIATIVA

BINARIO ZERO è il nome evocativo (era un noto locale milanese, ormai chiuso da qualche anno, dove si poteva ascoltare dell’ottima musica rock) che il gruppo politico Paderno Dugnano Cresce ha scelto per la due giorni - sabato 26 e domenica 27 Settembre 2015 - dedicata  all’analisi delle dinamiche del mondo del lavoro e all’approfondimento sull’innovazione sociale, temi molto importanti sui quali anche noi stiamo ragionando da qualche tempo (ne trovate spunto nel “progetto di città”). Ai due appuntamenti di BINARIO ZERO ci siamo andati anche noi coccinelle di Insieme per Cambiare, cogliendo nell’iniziativa di Paderno Dugnano Cresce un contributo positivo per la Comunità locale, un appello alla tenacia che non può non trovarci solidali, al “non arrendersi di fronte alle difficoltà del presente e (di) rispondere alla crisi economica con creatività, speranza e condivisione”.

Erano circa un’ottantina i presenti (parecchi volti noti e meno giovani di quanti ci si potesse aspettare, purtroppo) Sabato 26 in Piazza della Divina Commedia, allestita con un semplice, ma efficace setting nel quale si sono alternati sul palco 6 imprenditori locali, quasi tutti giovani, che hanno illustrato la loro esperienza, fatta soprattutto di innovazione, di sviluppo di un'idea, che li ha portati ad emergere nel mercato. Giovanni Paravan, un imprenditore di 50 anni che si è trovato di punto in bianco senza lavoro e che si è dovuto inventare un nuovo lavoro, aprendo una cooperativa di servizi alla persona. Stefano Tagliabue, un giovane informatico di 26 anni che ha inventato un programma, installato su chiavetta, con giochi, informazioni e quant'altro per i bambini e che soprattutto ha la funzione di filtrare ogni cosa provenga da internet e non adatta per i più piccoli. Alessio Vismara un architetto d’interni che ha innovato e integrato la professione di mobiliere ereditata dal nonno e dal padre realizzando case e mobili che si adattano reciprocamente. Fabio Baldo, anche lui architetto che con la sua AAKHON progetta e realizza case ad impatto energetico zero. Davide Cattaneo e un suo socio che insieme ad altri ha creato una palestra calcio con l’obiettivo di formare non solo campioni ma soprattutto “uomini”, affiancando i gruppi di ragazzi  ad équipe esperte  che prevedono anche la presenza della figura dello psicologo. A chiudere il giovane inventore della app “taggalo”, Luca Nestola.

Domenica 27 la partecipazione era un po’ più intima: poco più di una quarantina i presenti, quasi tutti addetti ai lavori tra cui amministratori e persone attive nell’associazionismo e nei gruppi politici. Un vero peccato, perché l’incontro è stato davvero ben fatto e interessante.
Ottimo l’intervento del giornalista Francesco Riccardi - caporedattore al desk centrale del quotidiano Avvenire, esperto di cronaca sindacale e dei problemi del lavoro, editorialista, responsabile dell'inserto èlavoro – che è riuscito a dare una lucida fotografia delle dinamiche in atto, dando anche elementi di analisi rispetto alle prospettive. Con lui tre testimoni di “innovazione” appartenenti al mondo del privato sociale non profit (Daniele Sacco Direttore della Cooperativa Duepuntiacapo) del privato profit (Marco Durante imprenditore Phonetica) e del pubblico (Nadia Busato, Smart City manager del Comune di Brescia). Dal loro racconto vi restituiamo tre elementi importanti:

La passione Essere imprenditori profit non significa per forza avere come obiettivo ultimo il “profitto”. Fare impresa è anche passione, interesse collettivo, non necessariamente mero “guadagno” (il “cosa ci guadagno”). Il termine “profit” significa infatti “beneficio” che può voler anche dire voler operare all’interno di un contesto per creare agio diffuso, dando lavoro, formazione, servizi e partecipazione. Una visione quasi Olivettiana che ci piace molto. È su questo canale che potrebbe sintonizzarsi la partnership pubblico-privato ( non fosse che il pubblico tende a essere un po’ troppo ingessato nelle sue forme e burocrazia… diceva l’imprenditore).

Il coraggio Essere Cooperativa sociale non significa solo essere fornitori alla ricerca di committenti. Si può, e si deve, fare impresa, assumendo il “rischio d’impresa”, diventando veri attori-agenti di politiche, creando lavoro e utili da reinvestire per il benessere sociale e collettivo. A fare questo ci si riesce meglio se lo si fa in “rete”,  se ci si mette cioè con altri e si “condividono” competenze, saperi, idee, progetti.. e anche rischi.
È un “salto” culturale al quale il privato sociale da tempo è chiamato. L’esempio della cooperativa Duepuntiacapo dice che si può fare.

Il sapere, l’intuizione, le connessioni. La Pubblica Amministrazione non sa. Non sa l’inglese (ma non lo sanno bene neanche le nostre piccole medie imprese…) e questo è un problema. Le risorse ci sono soprattutto a livello Comunitario. La burocrazia non è più quella di una volta, ma non si è in grado. L’Italia sviluppa progetti di sistema e di un certo livello addirittura non a “macchia di leopardo” ma “a punti google” dove ciascun punto è spesso rappresentato da singole persone. Occorre formazione ma anche “cultura”. Importante è avere anche intuizioni, saper guardare avanti, prevedere cosa accadrà poi per evitare di costruire “cattedrali nel deserto” (cit. Brebemi)  Essere lungimiranti. Bisogna saper fare con gli altri. Occorre condividere, connettere, mettere insieme saperi, risorse, competenze. Smart è questo, non solo tecnologia.   

Voler parlare di questi temi complessi ai cittadini, soprattutto a quelli più giovani, è stato un tentativo coraggioso da parte di Paderno Dugnano Cresce - considerata le difficoltà di suscitare interesse e partecipazione in generale, ancor più nelle nuove generazioni - che abbiamo molto apprezzato, Abbiamo voluto scriverne per aiutare la diffusione dei messaggi dati, aiutare ad arrivare anche a chi non arriva. L’innovazione sociale (in grado di generare prodotti, servizi e modelli organizzativi che rispondono ad esigenze sociali creando, contemporaneamente, nuovi rapporti sociali) e la share economy (l’economia della rete e della condivisione) sono modelli vincenti e  necessari e che è importante far conoscere perché a livello locale possano trovare spazio e sviluppo, oggi più che mai.  
I temi sono molto interessanti. Ci auguriamo vi siano altre occasioni per fare cultura attorno ad essi. Siamo convinti che solo attraverso lo scambio, l’informazione, la condivisione delle buone pratiche è possibile innescare quei processi di cambiamento di cui tutti abbiamo bisogno.

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